Trama

Maria e Vincenzo vivono un'esistenza al limite, in cui il dominio psicologico di Vincenzo è evidente, e molto meno evidente la ragione per cui Maria vi si assoggetta da anni. Per Vincenzo, Maria è una (l'unica?) fonte di reddito, grazie ad una fertilità che l'ha resa madre più volte, ma l'ha anche prosciugata della propria energia vitale. Per Maria, Vincenzo è (forse) stato un tempo miraggio di salvezza, ma ora è, di fatto, severo controllore. È impossibile dire altro senza fare spoiler rispetto ad una costruzione narrativa che rende inizialmente misteriosa la natura del patto stabilito all'interno della coppia. Quello che è chiaro fin da subito è che il corpo di Maria è il terreno depredato da Vincenzo, e che su quel corpo si gioca tutta la vicenda narrata da Sebastiano Riso, alla sua opera seconda dopo Più buio di mezzanotte. Una scritta all'inizio avverte che la trama di Una famiglia, sceneggiata da Riso insieme a Andrea Cedrola e Stefano Grasso, è "ispirata a storie vere", ma la lettura del film ha luogo su due piani divergenti: quello realistico e quello metaforico. Dal punto di vista realistico la vicenda narrata appare via via più improbabile, rendendo praticamente impossibile comprendere le scelte dei personaggi, anche quelli collaterali. La coppia al centro della storia non è priva di mezzi o di alternative, Maria è una donna adulta che, come le ricorda Vincenzo, può sempre prendere la porta e andarsene, e i personaggi di contorno si comportano in maniera via via più inconsueta (per non dire illogica). Anche i rapporti di coppia più perversi hanno una loro dinamica in parte comprensibile, ma qui sfugge completamente il nodo che tiene uniti i due protagonisti, personaggi senza storia e senza un'interazione dettagliata, pur nelle sue storture, a fronte invece di un dettaglio visivo accentuato su particolari meno utili a penetrare la storia. Riso ci propone i suoi personaggi a distanza ravvicinatissima, in un eterno presente che non lascia spazio ad un'identificazione oltre la dimensione meramente epidermica. E Patrick Bruel, con il suo sguardo offeso e gonfio di una paura segreta, è più efficace di Micaela Ramazzotti, che invece estremizza le proprie reazioni invece di corrispondere emotivamente all'immobilità decisionale del suo personaggio.


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